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venerdì 20 luglio 2012

Il giro del mondo in aspettativa

Potevo non leggerlo? Beh adesso sarebbe anche bello prenderne esempio!!
Molto ben scritto da Andrea Bocconi, che ci racconta la sua esperienza di un anno in aspettativa girando per Stati Uniti, India, Indonesia con la straordinaria Ubud, Thailandia e altri posti. Un arricchimento personale impagabile ed una sceltà di libertà non sempre capita da tutti.

martedì 22 maggio 2012

Lo Zippo

La prima volta che sono stato in Vietnam e Cambogia, un collezionista mi chiese uno Zippo originale della guerra (lo avevano in dotazione i soldati americani, n.d.r.) e mi consegnò anche un libretto per riconoscere tutti i particolari e distinguerlo da un falso, scattò il mio orgoglio e dichiarai che lo trovavo sicuramente ... malgrado i francesi avessero già fatto piazza pulita degli oggetti interessanti ... puntavo sul fatto che la Cambogia avesse aperto da poco più di un anno i confini.
Arrivati ad HoChiMinh ne comprai subito tre dichiaratamente falsi per un dollaro l'uno .... li studiai per giorni con il libretto e non trovai niente che non corrispondesse ai parametri!!! ... e adesso come faccio!!?
Una volta in Cambogia chiesi alla guida e agli autisti dei risciaw senza risultati tranne quello di conoscere per caso un vecchietto che aveva un carretto con qualche cianfrusaglia e che vendeva bicchieri di the / chai ai vari autisti ... mi fermai a bere un the e cominciammo a parlare in francese ... in francese?
Sì strano, anzi stranissimo ... infatti era sopravvissuto al genocidio dei khmer rossi, rimanemmo a parlare un'ora molto abbondante, poi svitò due bulloni, staccò due assi e fece saltare fuori due zippo originali!!! 35 Dollari e il ricordo di un incontro straordinario!!
Andai dal collezionista e con aria trionfale glielo misi davanti : sono 100mila!! niente di che, mi sono pagato le spese ... di entrambi!!:-)
Poi a sorpresa gli ho detto: ho anche questo ma me lo tengo io .... dopo rapida valutazione mi ha tirato fuori 6 pezzi da centomila e dietro ai miei dinieghi ha detto: un milioncino quando vuoi! ... Adesso le poche volte che lo incontro mi dice "1000 Euro quando vuoi"!!! ... e lo Zippo ce l'ho ancora io!!
I ricordi sono importanti.

sabato 4 febbraio 2012

Passaggio dal Laos alla Thailandia

Per concludere il viaggio in terra laotiana non c'era niente di meglio che visitare il suggestivo tempio di Wat Phu, nella regione di Champasak. Resti di templi che furono prima Cham e poi Khmer e infine Buddhisti, rovinati dal tempo e dalle bombe americane. E' tempo di festa e tutta la zona è circondata di bancarelle e barbecue, nella grotta dietro al tempio con il Buddha, i fedeli vanno a raccogliere l'acqua sacra che scende dalla montagna, montagna assomigliante ad un lingam e per questo considerata sacra ed all'origine della scelta della locazione templare.

Ultimo pranzo con i piccantissimi lap, carne tritata nelle foglie di menta con pezzetti di chili.

Superiamo la frontiera scherzando con i doganieri, in Laos dobbiamo pagare 10000 Kip a testa per farci timbrare il passaporto. Una volta in Thailandia notiamo subito la differenza tra i due paesi, con strutture più moderne e strade ben curate, malgrado la vicinanza ed il sorriso sempre presente in entrambe le popolazioni, sono due nazioni ben differenti. Adesso ci aspettano i lunghi voli di rientro ed un po' di sana nostalgia per un paese stupendo che tornerò a visitare nuovamente in futuro. E mi aspettano le serene conclusioni finali su questa bella esperienza.

lunedì 14 febbraio 2011

Mercati domenicali nel nord Vietnam

E' arrivata l'attesissima domenica, ci svegliamo all'alba per assistere alla preparazione del grande mercato di BaCha e all'arrivo dei hmong prima dei turisti che affolanno oggi i pochi alberghi del aesino. Gente accolgiente e curiosa, donne che arrivano cariche di prodotti agricoli e si siedono lungo le strade. Subito pieni i ristorantini di famiglie vietnamite accorse dalla citta' per l'occasione. Mentre albeggia predominano i soliti sgargianti colori delle donne hmong e in lontananza si odono i canti dei galli e l'abbaiare dei cani mentre la gente scende dalle montagne. E' un mercato spettacolare, pero' decisamente piu' conosciuto e frequntato rispetto a dieci anni fa. Alle 8 facciamo colazione e in mezzo a nuvole basse e pioggerella ci trasferiamo a Lu Phing per un mercato meno frequentato ma assolutamente piu' originale e senza turisti. La foschia rende l'ambiente ancor piu' suggestivo. Poi ci arrampichiamo per strade di montagna percorribili solo in jeep e tra le nuvole basse ammiriamo favolosi scorci panoramici con belle scene di vita, tra donne che tornano a casa cariche di mercanzie e scene rurali sulle terrazze coltivate. Dopo un'ora arriviamo in un piccolo paese per dal nome impronunciabile ed assistiamo al miglior mercato del viaggio, con presenza di tutte le etnie possibili, un miscuglio di colori da far rabbrividire molti pittori. Gente non abituata al turismo e sempre disponibile e sorridente: una meraviglia.Gmong, Dzao, Lu Pha, Tahy, Lao e chi piu' ne ha piu' ne metta: questo mi riporta veramente all'entusiasmo stupito di tanti anni fa! Un luogo indimenticabile e che spero si preservi dal turismo di massa. Poi ancora tanta strada fino ad Ha Giang, dove purtroppo per motivi famigliari ci saluta un autista.

sabato 12 febbraio 2011

Mercato di Can Cau

Sveglia con cielo grigio, partiamo verso Can Cau, e' sabato giornata di mercato. Lungo la strada nuvole basse e pioggerella, superiamo lunghe balconate coltivate non solo a riso. Il mercato di Can Cau e' piccolo ma interessantissimo, frequentato da Hmong, per lo piu' i coloratissimi Flower Hmong ma non solo: vestiti bellissimi e coloratissimi. Malgrado arrivino anche i turisti con il passare delle ore, la gente e' disponibilissima anche alle foto, sempre foriera di sorrisi: non mancano le occasioni per tante foto. Stupendi i bambini in groppa alle colorate madri, spiccano i bellissimi copricapi a forma di orsetto, che tenerezza!! C'e' una piccola zona dedicata alle trattative degli animali, buoi e bufali, attorniati di possibili clienti che ne analizzano le dentature e la robustezza degli arti, ma le merci piu' trattate sono barbabietole e canne. Dopo due ore ci incamminiamo lungo un sentiero seguendo le donne che cariche degli acquisti fanno ritorno alle proprie case, alcune accompagnate dai mariti che trainano i piccoli cavalli tipici della zona, una piccola fortuna per i proprietari. Tutto molto piacevole. In un'oretta abbondante siamo di nuovo a BaCha, e ci incamminiamo lungo i sentieri che come in un circuito accerchiano il piccolo paese (piu' che raddoppiato negli ultimi dieci anni e con diversi hotel pronti ad accogliere i turisti che accorrono da Sapa per il famoso mercato domenicale) : tante scene rurali di famigli hmong intente a coltivare la terra e seminare. Visitiamo l'unico Palazzo della zona, donato dai francesi al Re dei Flower Hmong negli anni '20. Lungo la strada tanti piccoli banchetti di verdura e carne, sempre gestiti da gente cordialissima sempre foriera di saluti e sorrisi. Ottima cena e poi a nanna in attesa dei mercati domenicali.

venerdì 11 febbraio 2011

Da Sapa a BaCha

Dopo un'ottima cena a Sapa, si gironzola per questa Cortina vietnamita: negozietti con oggettistica varia dove spiccano le stoffe ricamate dalle tribu' della zona e tantissimi prodotti North Face. Di notte fa decisamente freddo. In camminata ci incamminiamo verso il villaggio di Ta Van, spesso scortati da donne hmong e dzong: l'inizio sembra fin troppo turistico ma poi il trekking si rivela decisamente bello, non faticoso, e con tantissimi interessanti scorci di vita quotidiana. Risaliti in jeep ci dirigiamo verso il confine cinese, superiamo Lao Cai e arriviamo alla nostra meta: BacHa. Qui e' il regno dei Flower Hmong, Ci incamminiamo subito per visitare Ban Ho, un piccolo villaggio a tre chilometri dal paese ... tanti scorci di vita rurale, e poi incontriamo le tante donne che rientrano a casa dal lavoro nei campi. Domina semre un eccezionale tranquillita'. Ottima la cena nel Ristorante SonMai, dove alloggiamo, sicuramente la migliore cena di tutto il viaggio fino ad ora : io mi cimento con noodle fritti e fantastiche costine di maiale imbevute nella salsa di soia. Da domani ci aspetta un weekend di mercati.

giovedì 10 febbraio 2011

Arrivo a Sapa.

Per arrivare a Sapa ho scelta la strada meno turistica , e sicuramente la scelta e' stata premiata con incontri piu' veri e praticamente zero turisti, fatta eccezione per qualche ciclista. Ci aspettavamo il freddo invece la temperatura e' ottima e a Sapa , 1600 m., si sta decisamente bene. Il 9 si sono conclusi i festeggiamenti per il capodanno. Sono riuscito a recuperare un menu vietnamita con traduzione in inglese e questo ci ha aiutato nella seconda cena, ottima! Diversi i mercatini incontrati per strada e nel frattempo abbiamo anche visitato qualche piccolo villaggio hmong. Arrivati a Sapa ci siamo incamminati verso Matra, un villaggetto di Hmong a 5 km. dalla citta', buoni gli incontri anche qui ma sicuramente l'influenza turistica si fa sentire. In Sapa tatne le donne delle tribu intente a vendere oggettistica agli stranieri, l'ambiente e' comunque molto amichevole e piacevole, anche se sicuramente differente da quello che trovai tredici anni fa. Il viaggio e' molto interessante e soprattutto rilassante. Non mancano le cose strane come le grappe al cobra e i cani cotti che per fortuna non ho visto. Nei prossimi giorni ci aspettano alcuni mercati meno turistici verso il confine con la Cina. Sempre affascinanti le enormi coltivazioni di th che sembrano dei tappeti verdi e le infinite terrazze di risaie, per non parlare delle montagne piu' alte del Vietnam, il Fansipan, superate per raggiungere Sapa.

martedì 8 febbraio 2011

L'arrivo in Vietnam

Lunghissimo il viaggio per arrivare ad Hanoi, ma gia' il primo giorno in terra vietnamita mi conferma che ne valeva la pena. Si respira subito tranquillita' e gentilezza, proprio quello di cui avevo bisogno. A distanza di anni dalla mia ultima visita gli alberghi preparano ancora le colazioni a base di noodles in brodo, e pian piano mi ci abituero' ancora una volta. Usciamo da Hanoi in un'oretta e percorriamo i primi cento chilometri sempre dentro centri abitati, magari piccoli, ma senza soluzione di continuita'. Poi finalmente appare la foresta, i soliti pinnacoli e le prime immense serie di risaie: ecco il Vietnam che ricordavo. Ci incamminiamo tra i viottoli e sorpassiamo i primi ponti sospesi per visitare qualche piccolo villaggio Tay dove un anziano che parla francese ci invita in casa e ci offre il the. Le risaie sono piene di donne al lavoro, ragazzi che cavalcano i bufali d'acqua, caratteristici della zona, e strani aratri con cui viene ruotata la terra delle risaie. La strada non e' trafficatata e dopo i primi incontri con i Tay e con qualche donna Hmong scesa dalle montagne arriviamo alla nostra meta, Nghia Lo. Nella stanza d' hotel c'e' addirittura un computer con collegamento libero a internet (inaccessibile Facebook, qui censurato) e ne approfitto per mandare notizie a casa. Passeggiata nel paese e cena praticamente famigliare in un ristorantino, con pesci fritti, riso, manioca, tofu e birre. Tutto condito da eccezionale cordialita'. E si accendono le piccole luci che cascano da tutte le piante: siamo agli ultimi giorni del Capodanno. Di turisti qui nemmeno l'ombra.

mercoledì 10 novembre 2010

Il ritorno in Etiopia (parte 4)

Il lago Chamo è veramente spettacolare, fantastico navigarci in silenzio su una barca circondati da volatili di ogni tipo e da immense macchie verdi quasi invisibili: i coccodrilli, e che bestie!!
Key Afar è sede di uno dei mercati più interessanti della zona dell'Omo River, tsemay, banna, hamer e altre tribù coloriscono le stradine di questo paesino. Qui c'è anche un piccolo ambulatorio-ospedale molto importante, gli interventi più necessari sono per la malaria e per le ferite d'armi da fuoco. Infatti alcool e armi da fuoco sono molto diffusi in zona e costituiscono un binomio che non dà certo adito a molta sicurezza, tant'è che alla fine del mercato qualche colpo di fucile non manca mai. Se la malaria è un problema devastante per gli abitanti locali, per il turista è semplicemente un problema da affrontare per qualche settimana. Sono anni che io non facevo la profilassi, e sentendo parlare così male del Lariam malgrado io non avessi mai avuto effetti negativi (alcuni ironicamente sostengono addirittura che la malaria è meglio del lariam) ho voluto provare il malarone, molto più caro (ma questo non è un grosso problema!) ma soprattutto da prendere tutti i giorni e questo mi ha portato a soffrire leggermente di insonnia, quindi in futuro ci penseremo bene!!
La mia permanenza in solitaria ad Addis Abeba mi ha permesso di visitare la realtà delle missioni salesiane in Etiopia, tante e tutte con scuole molto importanti per le possibilità che creano alla gioventù etiope; molto importante l'utilizzo delle adozioni a distanza, 30 euro sono circa 600 birr e ricevendoli ogni mese sevono non solo al bambino adottato ma a tutta la famiglia come una notevole boccata d'ossigeno, così come mi dimostra la visita ad alcune famiglie nei quartieri più disastrati di Addis Abeba, con case di circa 10 metri quadrati in cui vivono anche padre, madre e dieci figli. Grazie anche a interessanti ONG italiane che operano attorno a Sodo si comincia a vedere l'enorme potenzialità del microcredito nella realtà rurale etiope.
Economicamente l'Etiopia è in netto crescendo, tanti gli investimenti stranieri tra cui spiccano gli olandesi nel campo floreale (interminabili le file di serre coperte sulla strada per Shashamane) e i turchi nel campo tessile, ma chi la fa da padrone come in buona parte dell'Africa è la Cina che concede prezzi più che competitivi e pagamenti dilazionati ... quasi tutte le strade portano il marchio cinese, e tanti gli accampamenti per gli operai cinesi lungo le grandi strade in costruzione.
"Un giorno un cinese in auto investì un asino, subito il padrone etiope chiese il risarcimento all'autista. Nel frattempo i tanti operai cinesi che lavoravano nelle vicinanze si avvicinarono per vedere cosa era successo. L'etiope teneva per il braccio l'autista cinese chiedendo il risarcimento e questi non capiva perchè l'etiope malgrado le sue rassicurazioni non gli mollava il braccio .... al che l'etiope circondato da decine di operai cinesi, gli chiese come avrebbe fatto a riconoscerlo una volta lasciato andare!!" ... è un aneddoto che si sente in tanti bar etiopi, vero o non vero è già una leggenda.
Bellissimi i Monti Bale, al Plateau Sanetti raggiugo i 4200 metri d'altezza e purtroppo le nuvole basse mi rendono difficile la visione del lupo dell'Abissinia ma alla fine almeno uno a 5 metri di distanza riesco a vederlo. Bellissimo!! Per me il muso è proprio quello del lupo, e chissenefrega se in inglese è chiamato red fox!! Dal lodge di Dinisho è possibile incamminarsi in un bel bosco popolato da fagoceri e dal bellissimo imponente Nyala, con le sue immense corna ricurve, simbolo stesso del parco nazionale.
Monte Wenchi si trova a 170 km. da Addis Abeba, si sale si sale finchè dalla cima si vede lo splendido cratere con il suo bel lago, un colpo d'occhio affascinante. E poi si scende in mezzo alle immancabili mandrie di buoi e asini stracarichi, però come nella zona del monte Bale non mancano i tanti cavalli (questa sarà poi un'ottima soluzione per la risalita! n.d.r.)
Con un amico belga facciamo a colazione a Dinisho, i sette i clienti in totale durante l'ora di permanenza, 12 i dipendenti e spettacolare il movimento, mai fermi, tutti apparentemente indispensabili, eccezionali!!
Adesso mi piacerebbe andare a visitare la Dancalia, magari partendo da Addis Abeba verso Mekelle da cui entrare nella depressione, quindi passare da Gibuti e rientrare in Etiopia passando da Harar ... va beh, ci penserò!

martedì 2 novembre 2010

Il ritorno in Etiopia (parte 3)

Turmi è il posto di partenza per visitare le tribù della zona, è un piccolo paesino con un affollato mercato ... al bar lavora Mescarem, studentessa di 17 anni che sogna di raggiungere la grande città, Addis Abeba: il sogno di chi vive in campagna. Chiacchieriamo per un'oretta e come al solito l'anima di questo popolo prevale in generosità, in umanità, in quei piccoli modi di fare che ormai noi occidentali ci siamo dimenticati ... con la nostra maledetta frenesia!
La zona dell'Omo river è ormai molto battuta dal turismo, grazie anche alle nuove strade costruite da ditte cinesi e indiane. Da qui nasce il rapporto mercanteggiante tra le tribù indigene e le tribù dei turisti, si paga un prezzo per la visita del villaggio e si contrattano i prezzi delle foto agli abitanti, al che bisogna mantenere la dignità ma prendere la cosa come un gioco, ben sapendo che il soggetto fotografato ha una sola cosa da vendervi: la sua immagine! Da casa mi sembrava una situazione penosa, poi giocata nel modo giusto diventa al contrario anche divertente.
A Jimka cerco di telefonare a casa, un signore zoppo mi accompagna alle Telecomunication, per entrare devo lasciare la macchina fotografica, e il mio accompgnatore resta a guardarla mentre io telefono, per ringraziarlo gli regalo 20 birr, non sa come ringraziarmi .... dopo più di un'ora sono in un baretto a bermi una birra, mi avvicina insieme ad un ragazzino, e quest'ultimo mi dice che il signore voleva ringraziarmi ma non sa l'inglese e allora ha chiamato lui come interprete .... e io che so l'inglese sono rimasto senza parole!
Eiland è la bottiglia di plastica vuota che tutti ti cercano ... è un utilissimo contenitore! Tutto è riciclato, gli ornamenti di alcuni personaggi sono sorprendenti: usatissimi i tappetti delle bottiglie, cinturini d'orologio, pezzi di schede telefoniche, chiavi più o meno arrugginite, tubetti, penne, pelli ... e non parliamo di come giocano i bambini con qualunque cosa sia tondeggiante.
Sempre tanta gente che cammina per strada, soprattutto nei giorni di mercato ... e che dire delle tante mandrie di mucche in mezzo alle quali bisogna zigzagare al tramonto.

domenica 31 ottobre 2010

Il ritorno in Etiopia (parte 2)

A Dimeka scopriamo anche la simpatia e la bellezza del popolo Hamer, nel quale ci infileremo nei giorni trascorsi a Turmi. I Domenech si presentano come il popolo più povero, vivono sull'altra sponda del fiume ad Omorate, zona di confine che pullula di militari. Le piste conducono al Turkana, ma sempre attenzione ai guadi e soprattutto all'innalzarsi delle acque dei fiumi, che dal niente possono diventare travolgenti in pochi minuti. L'appuntamento clou con gli Hamer è il salto del toro.
Le ragazze cominciano a ballare, anzi a saltare con grinta sulle gambe (... e che gambe!!) dove portano lacci di campanelli, tutte insieme in cerchio con sorrisi eccezionali per poi avvicinarsi al capo e farsi frustare. Sì frustare ... e con bastoni di rovo che fanno male e lasciano clamorose scarnificazioni sulla schiena ... resto un pò choccato, non me l'aspettavo! I capelli intracciati e a scodella hanno un bellissimo colore rosso-terra... appunto visto che la pettinatura è rifinita con terra bagnata! Si cominciano a colorare i visi degli uomini e di alcune ragazze, si riuniscono le mucche e le ragazze saltano, saltano, saltano e danno testate ai buoi! E anche i buoi da bianchi cominciano a tendere al chiazzato rosso ... e intanto lei balla, salta e con grinta dà di testa verso l'animale ... resto a bocca aperta! Adesso tutte insieme ripartono accerchiando le mucche, suonando le trombette a perdifiato e via ancora con le testate finchè le radunano ... gli uomini tengono fermi gli animali e il prescelto parte improvvisamente di corsa e ci corre sopra tre volte avanti e indietro. Poi abbracci e pacche, e via di corsa .... ci sono 28 km. da fare per tornare al villaggio!! Il ragazzo è diventato grande e tra due anni potrà sposarsi con la prescelta.
Io attraverso il fiume e non capisco bene a cosa ho assistito!!

giovedì 28 ottobre 2010

Il ritorno in Etiopia

Fantastica anche la seconda esperienza etiope a distanza di tre anni dalla prima. Questa volta l'itinerario era incentrato sul sud, verde e rigoglioso, completamente diverso dal nord. L'approccio iniziale e' con i laghi della Rift Valley contornati da acacie, senza dimenticare i quattro favolosi laghetti vulcanici di Debre Zeyt a soli 42 km. dalla caotica Addis Abeba. Caratterizzati dalla massiccia presenza di uccelli, paradiso naturale per il byrd-watching. Eccelle il lago Zyway con i suoi gruppi di pellicani, ma tutti i laghi presentano un magnifico contesto. Lungo la strada tanti asinelli e gente a piedi, folla caratteristica delle strade etiopi. Da Yabelo ci immergiamo nel cratere El Sod, ancor oggi utilizzato per estrarre sale dal fangosissimo laghetto centrale ... se la discesa nel cratere e' semplice, piu' faticosa la salita affrontata sotto un caldissimo sole battente. Coloratissimi i vestiti della gente Borana che vive in questa zona, immancabili i tanti calcio-balilla e i tavoli da ping-pong in tutti i paesini, e come non buttarsi in qualche infuocata partitella con gli schiamazzanti bambini del luogo!? Sulla strada verso Konso, patia dei Karo, visitiamo un villaggio Fasha sopra la spaccatura di Gesergio, un canyon naturale dal forte colore marrone-arancione. Interessante la visita al villaggio tra i canti dei bambini ed un sollevatore di pietre subito circondato da due donne adoranti e in preda all'alcool contenuto nella tradizionale birra locale ... poco paragonabile alla nostra!! Nella zona tanti i villaggi Karo ma favoloso quello sull'ansa del fiume Omo e simpatici ma molto meno aggressivi del previsto gli Arborè. Spettacolo di colori e di gente il primo approccio con i mercati a Dimeka. Come al solito ospitalità e cordialità ai massimi livelli!! ...

martedì 6 luglio 2010

Considerazioni francesi

E' stato proprio un bel viaggio, la mia prima esperienza in auto da solo. Unico problema una parcheggiata non perfetta che mi ha staccato un pezzo di paraurti anteriore con conseguente intervento a base di nastro adesivo. Sicuramente tornerò per un tour del nord ... qui ho molto improvvisato nella ricerca di hotel e non avevo un itinerario preciso ma soltanto un elenco di paesini e luoghi da visitare trovati sull'ottimo France Voyage e tanti consigli sulle strade e su un possibile itinerario dai siti dei motociclisti, ottimi consigli sugli alloggi da Guido di Diario di Fidenza che ho ringraziato con il passaggio a Sisteron e premierò con una sana bottiglia di rosso provenzale in autunno. Ho tagliato la cartina della Francia e la parte sotto è stato il mio concetto di sud. Ho percorso 5404 chilometri, quasi sempre di strada secondarie, e ho fatto cinque stupende passeggiate lunghe in luoghi incantevoli ... l'itinerario di massima è rintracciabile sul mio sito di viaggi.
Ottime tutte le cene con ottimo vino d'accompagnamento, e a pranzo guidando ho spesso saltato dedicandomi alle baguette e a voltei ad eccellenti assiettes du fromage!! Un pò di bottiglie pescate in cantine delle varie zone visitate sono finite nella mia cantina. Il mio francese ha dato un'ottima prova anche se merita netti miglioramenti, ottimi gli incontri e notevole la disponibilità incontrata. Au revoir!!

lunedì 5 luglio 2010

Dalla Provenza a Fidenza

Bella la Provenza, con il solo difetto di essere la zona più battuta dal turismo e la regione più calda visitata in questo tour. Passeggiata tra i mulini della Sorgue e poi immersione nel rosso ocra di Roussillon, assolutamente imperdibile la camminata nel sentiero d'occra e da fare a orari freschi per non abbrustolirsi. Mi merito un caffè e una birra che bevo in compagnia di una signora e del figlio entrambi appassionati di fotografia e di Tibet. Non me la cavo nemmeno malissimo con il mio francese! Gourdes e l'abbazia di Senanche pur bellissimi mi allontanano velocemente a causa della folta presenza turistica, cui non ero ancora abituato. Veloce visita al Palazzo dei Papi di Avignone, grazie anche ai tanti posti liberi del parcheggio sotterraneo poi passeggiata nella città di Van Gogh. Da qui si parte per la Camargue, tanti i cavalli bianchi lungo la strada che mi porta a Pont de Gau , con un eccezionale passeggiata di due ore in mezzo a fenicotteri rosa, aironi, cicogne e tanti altri volatili ... anche qui ottima la scelta di esserci all'apertura delle 9 per il clima più fresco e perchè siamo solo una decina di persone a visitarlo in silenzio. Ottima la prima parte ... la seconda più lunga, poco più di 4 km. sicuramente meno interessante ma comunque molto apprezzata. Sainte Marie de la Mer si presenta come un'ottima soluzione per il pranzo guadagnato camminando attorno alle paludi per più di due ore, così mi dedico a pesce spada alla griglia e calamari fritti ... mi toccherà poi fermarmi a dormire per una ventina di minuti!! Meno spettacolari del previsto le saline di Giraud, malgrado l'affascinante colo porpora di alcune paludi. Aix en Provence mi spaventa subito con suo traffico e finisco a domire all'Etap (ottima catena alberghiera, malgrado il difetto di essere spesso introvabile per strada!) di Saint Maximin. Rotta verso l'abbazia di Thoronet e il paesino artistico di Tourtour (... malgrado il nome!) quindi come da consigli ricevuti decido di deviare verso Vallenchole per tuffarmi negli sterminati campi di lavanda prima di godermi gli strapiombi delle conosciutissime Gorges du Verdon. Sosta a Digue le Mair dove assaggio una specie di trippa indimenticabile, due foto a Sisteron, cittadina gemella di Fidenza per poi infilarmi tra le Alpi, salire lo spettacolare col du Vars e poi vedersi purtroppo negato da una frana il Col du Isoard. Veloce passaggio al passo di MontGenevre e siamo di nuovo nella caotica Italia.
Un gran bel viaggio tra paesini, sentieri insoliti, paesaggi rocciosi imprevedibili, castelli, fenicotteri, formaggi, vino ... e tanta elegante disponibilità.

martedì 29 giugno 2010

Arrivo in Provenza

Dimenticavo di raccontare la bellissima e rossa Albi, ma soprattutto i suoi dintorni con la favolosa Penne, abbarbicata sulle montagne, sotto alla rovine di un castello e soprattutto con la piu' bella ragazza conosciuta durante il viaggio. E che dire di Cordes sur la Ciel , bellissimo paese medievale circondato da cantine dal vino buonissimo! E Castres che ripecchia nell'acqua del fiume le sue case tradizionali. Quasi tutti i paesi presentano un Centro sociale e ovviamente tanti bellissimi murales. Una particolarità della Francia sono le sue tantissime Gorges, tutte affascinanti, infatti spesso mi perdo per stradine contorte di montagna. La Corniche du Chevennes, le gorges du Tarn fantastiche, le Gorges d'Ardeche con il Pont d'Arc, un meraviglioso ponte naturale sotto il quale scorrono decine e decine di canoe , le poco conosciute Gorges du Niesges raggiunte dopo i campi viola di lavanda di Sault. E che dire del Mont Ventoux, raggiunto tra pinete eccezionali per poi scoprire che è un ambiente spoglio, pieno di sassi e quasi innaturale, ma il nome è ben dato! Tantissimi i ciclisti che si cimentano su salite testimoni di epiche imprese al Tour de France. In compenso Orange ha solo il teatro e l'arco di trionfo ma un bel concerto jazz in piazza e un simpaticissimo cameriere albanese che mi suggerisce l'itinerario dei prossimi giorni la rendono indimenticabile. Stasera stanchissimo sono finito a Isle sur Sorgue, con l'albergo piu' caro del viaggio, ma la stanchezza ha prevalso e poi un bel salmone alla tartara, seguito da un favoloso maigret du canard e la solita indimenticabile assiette du fromages la rendono un posto ottimo per riposarmi un po'. Vigneti, vigneti sempre vigneti rendono il paesaggio affascinante più che monotono. In ogni hotel il di più é sempre rappresentato dalla gentilezza di padroni e cameriere. Noto che in Provenza i prezzi sono un po' saliti. Certo che sto facendo proprio un bel tour de France!!