sabato 2 agosto 2008

2 agosto 1980: Bologna

Ero all’isola d’Elba con i miei e avevo deciso di tornare a casa. Alla mattina presto prendo il traghetto per Piombino, da qui il treno per Bologna … alla stazione di Pisa sosta per un quarto d’ora, mi viene in mente che non ho mai visto la torre pendente e la piazza dei Miracoli, scendo e vado a visitarle: che spettacolo! Dopo qualche ora prendo un altro treno … passiamo per Bologna, è abbastanza buio, rumore di sirene e transenne che isolano il passaggio del treno, io sto pisolando. Arrivo a Fidenza verso le 22, mia nonna mi corre incontro pregandomi di telefonare alla mamma al mare perché ha già chiamato 13 volte, “non capisco, sapevano benissimo che stavo tornando a casa” … mia nonna mi dice di guardare la televisione, ovvio ci sono le olimpiadi, invece c’è un telegiornale straordinario, parla della strage di Bologna. Telefono subito al campeggio malgrado l’orario, adesso ho capito! Non so se mi ha salvato la torre di Pisa o se semplicemente non era la mia ora, ma capisco che qualunque persona innocente casualmente poteva essere una vittima di questa vile bomba, messa da fanatici per favorire gruppi di potere nascosti, la famosa strategia della tensione. 85 persone hanno smesso di vivere. Perché? ... nessuno ci spiegherà mai il perchè di tale viltà, almeno non dimentichiamoli mai.

Il sito dell'Associazione Familiari delle vittime.

venerdì 1 agosto 2008

Kora attorno al monte Bianco

Dall'8 al 24 agosto molte associazioni europee che sostengono la popolazione tibetana hanno deciso di unirsi in un progetto comune: compiranno a piedi il giro completo attorno al Monte Bianco, seguendo lo spirito del pellegrinaggio buddhista.
Per informazioni, buon punto di partenza è il sito dell'associazione "Lions de neiges Mont-Blanc".

giovedì 31 luglio 2008

Divagazioni mongole (ultima parte)

Esistono dei piccoli agglomerati di casette, che altro non sono che guanz, ovvero piccole trattorie alla mongola dove mangiano camionisti e viaggiatori in genere, lì attorno spesso si trovano anche specie di gommisti-meccanici, e alcune gher con posti letto per chi vuole riposarsi. La difficoltà nel preparare l’itinerario di questo viaggio è trovare i posti sulle cartine geografiche, perché spesso i nomi indicano alberi famosi, rocce o addirittura ovoo. La zona di Badmaraag con tutti i suoi coloratissimi campi fioriti è rinomata per il vulcano Khorgo, si può salire in vetta e camminarci attorno ammirando i favolosi paesaggi, tutt’atorno le colate laviche hanno creato un ambiente molto particolare, con massi appoggiati l’uno all’altro a costituire passaggi strani ma anche grotte sacre. Vicino si trova lo Tsagaan Lake, conosciuto anche come lago bianco, con piccole ma affascinanti spiagge in sabbia che danno lo spunto per scene anni’50: tutta la famiglia con il cesto del picnic, i materassini , il radiolone e la suocera che si dirigono con passo marziale verso il luogo di balneazione prescelto. C’è abbastanza turismo interno, nei posti più belli si trovano spesso accampamenti di famiglie di U.B. (“in Mongolia Ulan Bator la chiamiamo comunemente Ub!”) per il weekend. Il viaggio sta finendo ma c’è ancora tempo per stupirsi di fronte a panorami sempre affascinanti e nuovi. Nello stesso giorno, ammirate le immense aperture del terreno che creano vallate spettacolari attorno ad un fiume, incontriamo prima l’albero sacro adornato di sciarpe blu poi il monolito sacro attorno al quale si radunano famiglie nel rito del lancio del sasso. Non ci resta che vedere l’ultimo monastero del viaggio, Ovkhon khiid, situato nella meravigliosa zona del Khognocamp, in cui montagnole granitiche dalle forme più svariate creano un ambiente favolesco ancor più affascinante mentre cambia colore al tramonto o mentre crea strani riflessi sotto la luna piena. Mi ritrovo a zampettare tra le rocce per vedere un animale che curiosamente saltella veloce ai limiti del campo, è Roger Rabbit, o meglio è un bel coniglio selvatico dalle orecchie lunghissime. Ultimi bicchieri di vodka e all’orizzone appare la porta di Ulan Bator. Città caratterizzata da grossi casermoni in stile sovietico e da un’immensa piazza davanti al Parlamento, Sukhbatar square. Che dire, la Mongolia è un viaggio nella natura e nella sua libertà con spazi infiniti … la si visita non per vedere chissà cosa ma solamente per respirare il viaggio!!

Roger Rabbit in Mongolia

Piccoli strumenti


Si è mosso?


mercoledì 30 luglio 2008

Stelle alpine dalla Mongolia


Divagazioni mongole (quarta parte)

Cavalli giocano nell'acqua. Le strade del nord si dimostrano decisamente peggiori delle piste attraversate nel Gobi .. ma il panorama continua a cambiare regalandoci un interminabile flusso di visioni positive, mentre le uaz si guadagnano tutta la fama di "arrivano ovunque!" che le accompagna nei racconti dei viaggiatori ... hanno addirittura la plafoniera che all'occasione si trasforma in bicchiere per assaggiare eric, il latte di giumenta. Funghi clamorosi e immensi boschi di conifere ci sorprendono lungo la strada per il Tokhon khiid, un altro importante monastero da raggiungere camminando per un fitto bosco colorato da fili lunghi e intrecciati di preghiere verdi e blu, meta di pellegrinaggio ma come al solito anche teatro di carneficine nei drammatici anni '30 ... ascoltando questi racconti mi tornano alla mente i racconti terrorizzati dei vecchi emiliani che mi raccontavano le cruente azioni del battaglione mongolo comandato dal generale Vlassov al servizio dei nazisti per le azioni di rastrellamento nelle nostre campagne. Nel retro del monastero lungo un impervio sentiero ci sono le grotte dove riuscirono a nascondersi i monaci sopravvissuti. A volte il silenzio e la quiete della natura nascondono tragedie immani del passato. Il buio ci sorprende ad alcuni chilometri dal camp del Taikar, arriveremo con il freddo e apprezzeremo con entusiasmo le vecchie stufe a legno del camp. Ci svegliamo in una pineta e ci laviamo la faccia in pozze d'acqua calda; stupende le cascate Orkhon grazie alla pioggia di questi giorni, situate in una zona adatta per lunghe cavalcate. Che fortuna, in una gher stanno distillando l'akhi, lo fanno due tre volte all'anno: dopo aver lasciato fermentare moltissimo il latte di giumenta, questo viene messo a fuoco lento in un recipiente, dopo un po' gli viene messa sopra una scodella d'acqua per fermare la condensa che ricade in una specie di tubo da cui viene raccolto l'akhi, non troppo alcoolico, ma a me continua a mancare un passaggio in questa distillazione, comunque per non sapere ne leggere ne scrivere ne bevo tre/quattro bicchieri! In Italia è giustamente assolutamente proibito raccogliere stelle alpine, qui ce ne sono a go-go, prati interi ... che spettacolo!! Per non parlare delle clamorose infiorite gille, viola e bianche che circondano il favoloso camp di Badmaraag. Tsetserleg è un altro capoluogo di provincia, o aimag, un piccolo paesino al cui centro sorge un interessante complesso monastico trasformato in museo della provincia, sicuramente uno dei musei più interessanti sugli usi e costumi mongoli, ma anche sulla recente storia con tante immagini, bandiere e manifesti risalenti all'epoca comunista e ai legami con l'unione sovietica ... grande enfasi per l'astronauta mongolo che andò nello spazio con una spedizione russa e ai medagliati olimpici con la speranza che le olimpiadi di quest'anno regalino il primo oro nella storia mongola ... le attuali speranze vanno come sempre nel campo della lotta ma anche in quello del tiro a segno. La temperatura sale e scende clamorosamente, si ha dai 4 ai 36 gradi seppure secchi, ovvero bisognerebbe portarsi dietro dal costume da bagno alla giacca vento e un bel colpo di freddo mi blocca per mezza giornata con la febbre, con il sushi mangiato a colazione che non trova il canale di digestione giusto, per fortuna siamo fermi a Badmaraag, e la sosta insieme ai tanti fiori mi aiuta a rimettermi in piedi in mezza giornata, che roccia!!

La zona

Gran bel film, purtroppo trasmette quel sentimento di angoscia per la disumanizzazione rappresentata, a cui purtroppo la nostra società satura di finte paure sta andando incontro. Sono pessimista?

Sguardo legnoso

domenica 27 luglio 2008

Il dopo festa

Dal balcone alla sera

Divagazioni mongole (terza parte)

Mi sveglio alle tre per far pipì, esco dalla gher e mi viene incontro velocemente una massa nera, rientro rapidamente con "c'at vena un cancher" (trad. dal dialetto: "che ti venga del bene!") nella gher , paura eh! ... invece scoprirò che era soltanto il grosso cane nero del campeggio che voleva giocare, in serata lo compenserò con un po' di coccole e la possibilità di mordicchiarmi un braccio, inoltre gli prometto che a casa mi vedrò "Il cane giallo della Mongolia". Gli yak mongoli sembrano più piccoli degli yak tibetani, secondo me sono una specie mista anche se la loro mole e il loro sguardo chiedono rispetto! Che dire della musica ... all'Anar Camp assistiamo ad uno spettacolo musicale per turisti, strumenti strani, archetti che finiscono in una testa di cavallo intarsiata ... spettacolo turistico ma unico, c'è la possibilità di ascoltare la musica polifonica, in inglese throat singing, con cui il cantante canta e si accompagna con un suono dalla gola che sembra elettrico, una peculiarità unica tipica della Mongolia e ancor più delle popolazioni Tuva. E la bambina che si contorce, certamente fa un po' effetto ma non dimentichiamoci che ad Ulan Bator c'è la scuola di contorsionismo più famosa al mondo. Il suono del corno sotto una pioggia battente ci accompagna nella visita del complesso monastico di Erdene Zuu , molto bello il museo che conserva antichi thanka ... ad un centinaio di metri giace una delle due tartarughe in pietra che delimitavano i confini dell'antica Karakorum. Piove a dirotto ma a pochi chilometri dal paese alcune macchine e tanti cavalieri si stanno dirigendo verso delle tribunette messe a cerchio , nel mezzo la bandiera mongola ... sta per cominciare l'annuale Nadaam Festival. Tra un potente acquazzone e l'altro Parte la prima gara a cavallo, circa 30 Km. dove bambini tra i 1o e i 14 anni lanciano i loro cavallini al galoppo sfrenato ... nel frattempo tutto il pubblico, in gran maggioranza a cavallo si dispone a raggiera per assistere alle appassionanti gare di lotta. Sono circa tre combattimenti alla volta, e a volte alcuni sono lunghissimi ... rimango appassionato a seguire un lottatore sui 130 Kg. Che combatte con uno grosso la metà, il piccolo resiste per un'ora e venti poi all'improvviso vola di schiena al tappeto sotto il grosso, quest'ultimo lo abbraccia, gli dà una pacca e si avvia verso la tribuna centrale dove alla fine gli verrà offerto una tazza di latte . ma intanto allarga le braccia, si pone su un piedo solo e volteggia muovendo le braccia spalancate come fossero ali: la danza dell'aquila, assolutamente fantastico!! ... un giorno magari durante i festeggiamenti per lo scudetto vorrei fare anch'un giro di danza dell'aquila sotto all'obelisco della piazza di Fidenza. :-) .all'improvviso lo speaker dice qualcosa di incomprensibile e tutta la folla si muove in direzione dell'arrivo della corsa a cavallo, sono circa 200 metri in cui bisogna stare attenti alle immense pozzanghere ma soprattutto a non essere travolti dai tanti scatenati cavalieri che vanno a prendersi i posti migliori ... in lontananza polvere, poi una jeep veloce con sopra la bandiera mongola, rossa e raffigurante il soyombo, eccoli!! Dopo trenta chilometri eccoli i bambini cavalieri che arrivano ancora urlando e frustando al massimo i loro destriri così come erano partiti, e via a
cavallo i genitori e i parenti trottano per andarli a festeggiare o per rincuorarli di fronte a pianti sfrenati, più di stanchezza che di delusione, che spettacolo! Ragazze con tacchi a spillo vorticoso trotterellano attorno ai campi di gara ammirando i cavalieri . c'è anche chi gioca a biliardo a cavallo, il panno verde trema. Due giorni di festa! Bellissimi, veri e vissuti ... ma quando dopo una quindicina di chilometri siamo di nuovo nell'infinita steppa verde, mi sento ancora meglio ... non riesco a spiegarmelo ma sento proprio che la natura mi ritempra immediatamente.

Caffè Sarajevo

giovedì 24 luglio 2008

Entusiasmo in vetta!

dune di Khongorin Els

Divagazioni mongole (seconda parte)

… dopo ore e ore di auto (o meglio di favolose uaz, capitolo che avrò modo di ampliare) arriva anche il momento di sgranchirsi le gambe con una bella passeggiata nel terreno rosso di Bayanzag, una serie di vallette erose e modellate dal vento famose oltre che per la peculiarità del terreno anche per essere stata la patria delle famose uova di dinosauro e di alcuni scheletri conservati nel famoso e ben tenuto Museo di storia naturale di Ulan Bator. Dopo una fresca nottata al Tuvshin 1 camp, il primo incontro della mattina è con due famiglie mongole impegnatissime nella tosatura di pecore e capre per poi visitare i favolosi canyon di Yolin Am con la famosa calotta ghiacciata e con passaggi arditi in gole strettissime. All’orizzonte ogni tanto sbuca un puntino bianco, piano piano ci si avvicina e diventa una gher con il cammino fumante: vita mongola da solitari nella steppa sconfinata, che invidia!! Sempre divertente il momento del rifornimento di benzina, si arriva in un agglomerato di case, si passa davanti al distributore, una casetta improbabile, e si cerca il padrone per sapere se è aperto e se c’è benzina! Cominciamo a costeggiare le Khongorin els, maestose dune del Gobi, una macchia di circa 100Km. di lunghezza e 20 di lunghezza con punte di altezza di circa 250m., le guardo affascinato e preoccupato … ricordo le altre dune già scalate in Libia, in Namibia e in Perù quando salendo mi ripromettevo falsamente di smettere di fumare! La mattina partiamo subito e tentiamo l’arrampicata, sarà dura, circa 50 minuti e tanti momenti di crollo ma quando ormai decido di mollare l’assalto alla vetta sabbiosa, uno scatto d’orgoglio e via a quattro zampe raggiungo sorprendentemente la meta … come regalo l’immenso panorama senza orizzonti del deserto del Gobi … me lo godo fumandomi una paglia!! :-) Il Tuvshin2 camp più spartano del primo offre però ottime occasioni di passeggiate sia alle dune che per visitare qualche famiglia mongola nelle gher, assaggiando eric, il latte di cavallo fermentato, il famoso the mongolo sicuramente più accettabile di quello tibetano che i vari tipi di formaggi, dal sapore molto forte … sono incontri affascinanti ma permessi soltanto dalla presenza di un interprete. … e intanto cammino nella steppa senza meta, vedo un punto bianco e blu e lo raggiungo, è un piccolo stupa nel nulla con preghiere ed un ammasso di khatag blu! Dicevano che era un viaggio monotono … io in 5 giorni ho visto sempre paesaggi diversi, tanto verde e una pace naturale e quasi sorprendente al giorno d’oggi, come si fa a definirlo “monotono”!? Salutiamo il Gobi e cominciamo ad avvicinarci a Kharkorin che sarà la nostra meta per vivere insieme alla gente mongola il Nadaam Festival, l’attesissima e sentitissima festa nazionale dell’indipendenza celebrata con gare degli sport tradizionali. Per festeggiare mangiamo in una guanz, una specie di trattoria lungo la strada, dove i piatti tipici sono buuz o una specie di spaghetti con carne. Andiamo ad alloggiare all’Ongy camp, vicino ad un fiume dove giacciono i resti dell’Ongi khiid, un altro monastero distrutto dalla follia umana! Branchi di cavalli selvaggi giocano nell’acqua mentre lo stallone osserva attento l’intruso e alla prima mossa falsa raduna il branco con un nitrito per portarlo di corsa in zona più tranquilla, che belle criniere … mi spiego anche perché gli uomini mongoli hanno sempre una spazzola legata dietro alla cintura, eh sì queste criniere meritano proprio ogni cura!! I bambini si allenano seriosi alla grande giornata di domani, la lunga corsa a cavallo che entusiasmerà tutti gli abitanti della steppa … e intanto arriviamo all’Anar Camp, vicinoa Kharkorin, saliamo sulle colline dove sorge il monumento all’impero mongolo e da cui si domina la vallata, in lontananza emerge la silhouette dell’affascinante Erdene Zuu. “Sì, Mongol è un gran bel film di un regista russo, ma non rispecchia assolutamente la vera storia di Gengis Khan” … accendo la stufa a legna nella gher e mi addormento.

Per la cronaca il viaggio è stato organizzato con Avventure nel mondo, e con me c'erano 10 partecipanti splendidi.

Passaggi arditi

Il Dalai Lama e la Mongolia