Blog di fotografia, racconti di viaggio, recensioni di libri e quanto mi passa per la testa.
domenica 30 dicembre 2012
lunedì 5 novembre 2012
Proiezione fotografica sul Mali a Verona
sabato 28 aprile 2012
giovedì 9 dicembre 2010
Camminata in Val d'Illasi
venerdì 6 marzo 2009
India centrale (parte 2^)
Maheswar è famosa perchè vi si producono i più famosi sari di tutta l'India ma i suoi ghat sono spettacolari, pieni zeppi di donne che lavano e giocano tra loro, il tutto in un atmosfera brillante e coloratissima.
Mandu si presenta come una piccola Pagan decisamente diverso per architettura dall'affascinante valle birmana, ma la ricorda per l'ambientazione rurale ... sono tanti magnifici palazzi sparsi per la campagna in mezzo ai quali sorgono alcune capanne e un vero e proprio villaggio rurale, si respira un clima di umanità amichevole assolutamente eccezionale. Un bastone con due pezzi di ciabatta tagliati a forma di ruota può essere il più bel giocattolo del mondo! Con la sua divisa scolastica e la cravatta gialla una bambina può anche fare i compiti con orgoglio ... studiare è una grande chance per uscire dalla povertà! Visitare Mandu è bello farlo in bicicletta respirando la libertà e ammirando in silenzio le favolose architetture che si nascondono dietro ai maestosi baobab.
Lungo la strada per Ajanta ci fermiamo a vedere le fabbriche di cotone, i colori delle donne spiccano sulle montagne bianche ... ma chi sono quelle persone che dormono sfinite per terra, che siano gli schiavi del 2000? La servitù da debito è purtroppo una delle grandi piaghe del subcontinente indiano e spesso ci si incoccia senza rendersene conto. Le contraddizioni di questa che è considerata la più grande democrazia del mondo emergono sempre forti ed emozionanti, ma non tutte sono sempre piacevoli.
Ajanta è il ritorno in zona turistica e l’attuale crisi turistica fa di noi le vittime sacrificali dei piccoli venditori … ma una volta sfuggiti alle loro grinfie appaiono maestose queste grotte, patrimonio dell’umanità, che presentano statue e pitture eccezionale, dei templi meravigliosi che non possono non fare tornare alla mente la meraviglia mostrata a Petra, se ne parla ma come sempre i paragoni sono impossibili.
giovedì 5 marzo 2009
India centrale (1^ parte)
Orccha quando la visitai vent'anni era un piccolo villaggio rurale attorniato da favolosi templi abbandonati, ora è un paese turistico zeppo di negozi turistici ed internet-cafe ma la gente del posto è ancora povera ... è stagione di matrimoni: fuochi d'artificio e invitati che ballano in delirio ma perchè i due sposi hanno quelle facce da funerale? Che sia il solito matrimonio combinato?
Sanchi è famosa per gli antichi stupa buddhisti, delle mezze palle che dominano sulla collina, da qui in meno di un'ora si è a Bhopal, parentesi storica: Bhopal è stata teatro di una delle più grandi stragi della nostra recente storia a causa della negligenza di chi gestiva una fabbrica chimica e come al solito badava soltanto al profitto senza interessarsi della pericolosità dei suoi impianti verso la cittadinanza tutta, migliaia di morti e ancora adesso danni allucinanti alla popolazione che vive nella baraccopoli attorno alla fabbrica incriminata.
Si ferma una macchina di sikh, uno insegna all'altro a guidare ma si è stufato quindi apre le portiere, alza la musica al massimo e ci invita a ballare con loro: incredible India!
Ujjain, famosa città santa. Cammino per la città ma mi ero dimenticato del caos e del frastuono, ma this is India. Il tempio principale di Ujjain è accessibile solo dopo tanti controlli (il pericolo di attentati è sempre alto) e girando girando, con calma e tutti in fila si arriva alla stanza dove è conservato l'unico lingam naturale di tutta l'India e qui parte improvvisa la frenesia dei fedeli che si lanciano in tuffo a toccare il lingam, si prostrano e strisciano per terra fino all'intervento di qualche poliziotto che li trascina fuori come inebetiti dalla fede religiosa. E' città dove si svolge la khumba mela e tanti sono i santoni che ci vivono, chi si dedica alle parole crociate, chi alle letture sacre e chi ai chilum e tanta la gente comune che si lava sotto ai ghat e non può fare a meno di offrirmi un chai (il the), ma non sarei io il ricco occidentale? Cominciano a suonare i tamburi, si avvicina gente di ogni casta o classe sociale con i piatti e il ritmo sale, appare un primo sacerdote con il fuoco che si avvicina all'acqua quindi altri due e insieme cominciano una specie di balletto del fuoco accompagnati dal ritmo sempre più forte della gente accorsa che ormai raggiunge le 200 unità: che spettacolo, è la cerimonia del fuoco! Absolutely India!
Che bella quest'India che mi mette subito a mio agio con i sorrisi disinteressati della gente poco avvezza al turismo ma sempre disponibile a confrontarsi con il diverso, e qui il diverso sono io ... e che forti i bambini che ti rincorrono non per chiederti dei soldi ma per farsi fare una foto, correre a vedere il risultato e poi sbeffeggiarsi con gli amici ... che umanità! This is India!
giovedì 24 luglio 2008
Divagazioni mongole (seconda parte)
… dopo ore e ore di auto (o meglio di favolose uaz, capitolo che avrò modo di ampliare) arriva anche il momento di sgranchirsi le gambe con una bella passeggiata nel terreno rosso di Bayanzag, una serie di vallette erose e modellate dal vento famose oltre che per la peculiarità del terreno anche per essere stata la patria delle famose uova di dinosauro e di alcuni scheletri conservati nel famoso e ben tenuto Museo di storia naturale di Ulan Bator. Dopo una fresca nottata al Tuvshin 1 camp, il primo incontro della mattina è con due famiglie mongole impegnatissime nella tosatura di pecore e capre per poi visitare i favolosi canyon di Yolin Am con la famosa calotta ghiacciata e con passaggi arditi in gole strettissime. All’orizzonte ogni tanto sbuca un puntino bianco, piano piano ci si avvicina e diventa una gher con il cammino fumante: vita mongola da solitari nella steppa sconfinata, che invidia!! Sempre divertente il momento del rifornimento di benzina, si arriva in un agglomerato di case, si passa davanti al distributore, una casetta improbabile, e si cerca il padrone per sapere se è aperto e se c’è benzina! Cominciamo a costeggiare le Khongorin els, maestose dune del Gobi, una macchia di circa 100Km. di lunghezza e 20 di lunghezza con punte di altezza di circa 250m., le guardo affascinato e preoccupato … ricordo le altre dune già scalate in Libia, in Namibia e in Perù quando salendo mi ripromettevo falsamente di smettere di fumare! La mattina partiamo subito e tentiamo l’arrampicata, sarà dura, circa 50 minuti e tanti momenti di crollo ma quando ormai decido di mollare l’assalto alla vetta sabbiosa, uno scatto d’orgoglio e via a quattro zampe raggiungo sorprendentemente la meta … come regalo l’immenso panorama senza orizzonti del deserto del Gobi … me lo godo fumandomi una paglia!! :-) Il Tuvshin2 camp più spartano del primo offre però ottime occasioni di passeggiate sia alle dune che per visitare qualche famiglia mongola nelle gher, assaggiando eric, il latte di cavallo fermentato, il famoso the mongolo sicuramente più accettabile di quello tibetano che i vari tipi di formaggi, dal sapore molto forte … sono incontri affascinanti ma permessi soltanto dalla presenza di un interprete. … e intanto cammino nella steppa senza meta, vedo un punto bianco e blu e lo raggiungo, è un piccolo stupa nel nulla con preghiere ed un ammasso di khatag blu! Dicevano che era un viaggio monotono … io in 5 giorni ho visto sempre paesaggi diversi, tanto verde e una pace naturale e quasi sorprendente al giorno d’oggi, come si fa a definirlo “monotono”!? Salutiamo il Gobi e cominciamo ad avvicinarci a Kharkorin che sarà la nostra meta per vivere insieme alla gente mongola il Nadaam Festival, l’attesissima e sentitissima festa nazionale dell’indipendenza celebrata con gare degli sport tradizionali. Per festeggiare mangiamo in una guanz, una specie di trattoria lungo la strada, dove i piatti tipici sono buuz o una specie di spaghetti con carne. Andiamo ad alloggiare all’Ongy camp, vicino ad un fiume dove giacciono i resti dell’Ongi khiid, un altro monastero distrutto dalla follia umana! Branchi di cavalli selvaggi giocano nell’acqua mentre lo stallone osserva attento l’intruso e alla prima mossa falsa raduna il branco con un nitrito per portarlo di corsa in zona più tranquilla, che belle criniere … mi spiego anche perché gli uomini mongoli hanno sempre una spazzola legata dietro alla cintura, eh sì queste criniere meritano proprio ogni cura!! I bambini si allenano seriosi alla grande giornata di domani, la lunga corsa a cavallo che entusiasmerà tutti gli abitanti della steppa … e intanto arriviamo all’Anar Camp, vicinoa Kharkorin, saliamo sulle colline dove sorge il monumento all’impero mongolo e da cui si domina la vallata, in lontananza emerge la silhouette dell’affascinante Erdene Zuu. “Sì, Mongol è un gran bel film di un regista russo, ma non rispecchia assolutamente la vera storia di Gengis Khan” … accendo la stufa a legna nella gher e mi addormento.
Per la cronaca il viaggio è stato organizzato con Avventure nel mondo, e con me c'erano 10 partecipanti splendidi.


