Reportage sulla Cecenia.
Irena Brezna ci racconta la poco conosciuta guerra della Cecenia, o meglio la devastazione della regione caucasica da parte dell'esercito russo, ai tempi sostenuto anche dagli europei grazie al falso racconto sugli integralisti islamici che poi nella seconda guerra sono apparsi davvero convertiti al wahabismo. La scrittrice di origine cecoslovacca racconta cercando di trasmettere il modo di pensare delle donne cecene vittime di indicibili crimini. Zajnap Gasaeva è una donna cecena che ha documentato molti crimini e ha cercato di parlarne al mondo con tutta la sua immensa dignità. Decine di migliaia sono i desaparecidos ceceni ... di cui nessuno ha mai parlato. Ne esce fuori un bel quadro dell'attuale Cecenia, con una finta pace in cui le donne sono spesso solo vittime. Un ottimo reportage.
Blog di fotografia, racconti di viaggio, recensioni di libri e quanto mi passa per la testa.
martedì 29 aprile 2025
Le lupe di Sernovodsk
mercoledì 13 novembre 2024
La città degli angeli
giovedì 17 agosto 2017
Cecenia
mercoledì 7 ottobre 2009
Progetto Kavkas
domenica 31 agosto 2008
La scuola di Beslan
Evghenij Evtushenko: " La scuola di Beslan"
Io sono uno che non ha mai finito una scuola in vita sua.
Uno che ha sempre pagato per le malefatte altrui
ma ora vengo a te, Beslan,
per imparare davanti alle rovine della scuola tua.
Beslan, lo so, sono un cattivo padre io,
ma davvero dovrò assistere
alla fine di tutti i cinque figli miei
sopravvivendo nella vecchiaia per castigo?
Lo so, non sono in una città straniera
mentre cerco il mio cuore tra i fiotti del dolore
inciso goffamente col coltello
in quell'ultimo banco bruciato della scuola.
Che cosa sarai mai in Russia tu, o poeta?
Paragonato al tritolo, sei un moscerino.
E non abbiamo oggi scusa alcuna
se sulla terra tutto questo accade.
Come ad un tratto lì a Beslan tutto si fonde ancora:
l'inafferrabilità, il caos, l'orrore
l'imperizia di saper salvare senza fare vittime
e al tempo stesso tutte quelle storie di coraggio.
E il passato, guardandoci, trema
e il futuro, promessa innocente,
tra i cespugli si sottrae al presente
che gli spara alla schiena.
Ma la mezza luna abbraccia la croce.
Tra i banchi bruciati e tra i cespugli
come fratelli vagano Maometto e Cristo
raccogliendo dei bambini i pezzi.
Oh Dio dai tanti nomi, abbracciaci tutti!
Che davvero dovremo seppellire senza gloria
accanto ai bambini di ogni credo
noi stessi nel cimitero di Beslan?
Quando andavano i convogli in Kazakhstan,
stracolmi di ceceni ammassati l'un sull'altro,
il terrore futuro si stava generando là,
nel liquido amniotico di quei nascituri.
Laggiù, in quela prima culla sempre più cattivi,
si stringevano loro, felici di nascondersi così,
eppur sentivano attraverso il grembo della madre
il calcio dei fucili sulle teste.
E certo non pregavano Mosca
che li confinava nella steppa, dove tutto è piatto e spoglio,
come se per incanto sulla terra
Satana avesse cancellato i monti antichi.
Ma la lama ricurva della luna, lì
tra le fessure nei tetti delle case di terra
ricordava loro il segreto del'Islam
tra gli slogan sovietici dell'inganno
E l'arroganza plebea di Eltsin,
e la fanfaronata di Graciov su quella "guerra-lampo"
li spinsero poi verso i primi attentati,
e allora alla guerra non ci fu più scampo.
Le kamikaze cecene portano esplosioni sul petto,
alla vita, e al posto della collana al collo.
E come sempre, tanti più morti si lasciano alle spalle
tanto più basso è il prezzo della vita.
Ma a niente serve la vendetta.
Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta.
Finché ci sono ancora bimbi vivi,
non ci dimentichiamo la parola "insieme".
Nessuno di noi è eroe da solo,
ma dinnanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.
Io sto insieme ai bambini bruciati.
Sono anch'io uno di loro. Uno della scuola di Beslan.
Com'è cambiato il volto del firmamento,
la tenebra a Beslan esplode solo per i tank,
e ha sussultato al pensiero della fine
in quella scuola e in quel campo di basket laggiù
la mina innescata da Stalin.
(traduzione di Nadia Cicognini)
domenica 25 novembre 2007
Un albero per Anna
Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata uccisa all'ingresso di casa sua a Mosca. Era la più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi, molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia. Ora la magistratura ha arrestato quelli che dovrebbero essere gli esecutori materiali dell'omicidio. Ma chi ha pagato i killer è ancora a piede libero e difficilmente vive all'estero come il Cremlino vuole far credere. Sono tante le iniziative lanciate per tenere in in vita almeno la sua memoria, ora con il blog "Un albero per Anna" si chiede al sindaco di Milano di dedicarle un albero nel Giardino dei Giusti a Milano sul Monte Stella. Da non dimenticare anche le iniziative del sito "Per non dimenticare Anna" e soprattutto il Comitato per la Pace nel Caucaso.


